
14) La potenza come principio di movimento.
Nel nono libro della Metafisica Aristotele analizza il concetto di
potenza. Potenza di fare, potenza di subire, potenza e impotenza.
Metafisica, 1046a 3-38 (vedi manuale pagina 125).
1   [1046 a] [...] E' stato da noi precisato, in altro libro, che
la potenza [e dynamis] e il potere [t dynasthai] sono parole
suscettibili di molti significati. Di questi molteplici
significati possono essere tralasciati quelli che si esprimono per
mera omonimia: alcune cose, infatti, son dette potenze solo in
base a una certa similitudine, cos come in geometria diciamo che
alcune cose sono in potenza o non sono in potenza certe altre, a
seconda che siano o non siano in un certo modo. Invece le potenze
conformi a una stessa specie sono, tutte quante, in un certo senso
princpi, e sono dette potenze in relazione a quella che  potenza
in senso primario e che  principio di mutamento in altra cosa o
nella medesima cosa in quanto altra. Infatti, (1) c' una potenza
di patire, la quale  - nel paziente stesso - il principio di
mutamento passivo ad opera di altro o di s in quanto altro; e (2)
c', invece, una potenza che  capacit di non subire mutamenti in
peggio n distruzione ad opera di altro o di s in quanto altro ad
opera di un principio di mutamento. In tutte queste definizioni 
contenuta la nozione di potenza nel senso originario.
Ulteriormente, queste si dicono potenze (a) o perch sono potenze
di agire o patire semplicemente, oppure (b) di agire e patire in
un dato modo: pertanto anche nelle definizioni di queste 
presente il concetto della potenza nel senso originario.
2   E' evidente, dunque, che, in un senso, la potenza del fare e
patire  unica: una cosa ha potenza sia perch possiede essa
stessa la capacit di patire ad opera di altra, sia perch
un'altra cosa pu patire ad opera di essa. Invece, in un altro
senso, le potenze del fare e del patire sono diverse. Infatti,
l'una si trova nel paziente (in effetti  in virt del possesso di
un certo principio, ed  perch la materia stessa  un tal
principio, che il paziente patisce, nei diversi casi, ad opera di
agenti diversi: il grasso  combustibile e ci che  comprimibile
in questo dato modo pu essere compresso in siffatto modo, e
similmente negli altri casi); l'altra, invece, si trova
nell'agente, come ad esempio il caldo e l'arte del costruire: il
primo si trova in ci che  in grado di riscaldare e la seconda in
chi  in grado di costruire. Perci, nella misura in cui una cosa
 un'unit naturale, non pu patire nulla ad opera di se medesima,
perch essa  una e non diversa da s.
3   Impotenza [e adynama] o impotente [t adynaton]  privazione
contraria a questa potenza. Pertanto, per la medesima cosa e
secondo il medesimo rapporto ogni potenza si contrappone a
un'impotenza. E la privazione ha molteplici significati: infatti
indica (1) ci che non ha qualcosa, (2) ci che per natura sua
dovrebbe avere qualcosa che non ha, (a) assolutamente ovvero (b)
al momento in cui per sua natura dovrebbe gi averlo; e, in
quest'ultimo caso, o (a) in un determinato modo (ad esempio
completamente), oppure (b) solamente in una certa misura. (3)
Infine, quando alcune cose non abbiano per effetto di violenza ci
che per natura loro dovrebbero avere, diciamo che queste soffrono
di privazione.
 (Aristotele, Metafisica, Rusconi, Milano, 1994 2, pagine 395-397)

